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Export nel mercato lattiero caseario: il successo di un settore in grande crescita

Se ti interessa sapere quali sono i maggiori trend dell’export di formaggi italiani in Europa e nel mondo, approfondendo le abitudini dei consumatori e scoprendo come l’esportazione di prodotti caseari si è trasformata in uno dei settori con il maggior successo all’estero, sei arrivato nel posto giusto.

I formaggi italiani hanno da sempre riscosso un grande apprezzamento in Europa e nel mondo. La maggiore cultura alimentare che si sta diffondendo nel tempo consente ai consumatori di apprezzare ulteriormente le caratteristiche organolettiche dei prodotti, portandoli ad essere sempre più interessati alla provenienza e alla lavorazione dei formaggi. Questo ha permesso al settore caseario di aumentare costantemente nel tempo la propria quota di mercato dedicata all’export, rendendolo uno dei pilastri principali delle esportazioni agroalimentari italiane.

I migliori trend europei sull’export di formaggi

Grazie ad una recente indagine di Nomisma per Afidop (Associazione dei Formaggi Dop e Igp), scopriamo quali sono le abitudini di consumo nei mercati di Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna e Svizzera, nonché i principali destinatari dei formaggi Made in Italy. Innanzitutto, bisogna considerare che le prospettive per i prodotti italiani sono decisamente rosee in vista del netto recupero dei consumi post Covid, in particolare nella fascia di consumatori definiti “gourmet” e con maggiore capacità di spesa.

I risultati della ricerca evidenziano come oltre 9 consumatori europei su 10 abbiano mangiato formaggi negli ultimi 12 mesi, sempre facendo riferimento ai 5 Paesi sopra citati. La categoria preferita risulta quella dei formaggi a pasta dura, seguita a pari merito da quella dei freschi e degli stagionati a pasta semi-dura; infine, troviamo gli immancabili a pasta molle, sempre tra i preferiti soprattutto in Francia. E’ in aumento la propensione a consumare prodotti provenienti dall’estero, in modo particolare questo fenomeno si nota in Germania, Svizzera e Spagna, mentre per quanto riguarda Francia e Gran Bretagna emerge una certa attenzione ai formaggi nazionali.

E’ molto interessante scoprire come oltre la metà dei consumatori europei acquisti formaggi soprattutto presso iper e supermercati, ben il 51%, ma anche il discount ha un ruolo fondamentale nella distribuzione dei prodotti caseari, con una quota del 19% a livello europeo e che raggiunge il suo picco in Germania con punte ben oltre il 34%. Quindi per i produttori è necessario prestare molta attenzione a quali canali utilizzare per incrementare e migliorare le esportazioni di formaggi all’estero.

Più distaccati invece i negozi specializzati e i canali online, anche se per questi due settori le prospettive di crescita sono dalla loro parte.

A livello europeo, Italia e Francia sono i Paesi ritenuti tra i migliori produttori di formaggi di alta qualità, seguiti un po’ a sorpresa dall’Olanda. Senza nemmeno il bisogno di dirlo, i prodotti caseari Made in Italy sono tra i preferiti in assoluto, fatta eccezione per Germania e Spagna che prediligono ancora i formaggi francesi. In ogni caso, nell’ultimo anno sono 7 europei su 10 ad aver comprato almeno un prodotto caseario italiano, dato decisamente incoraggiante per i nostri produttori, soprattutto in ottica futura.

Come migliorare le esportazioni di formaggi in Europa

Il primo passo per far crescere ulteriormente le tue vendite all’estero è conoscere il profilo del consumatore europeo di formaggi italiani, che risponde ad un identikit ben preciso. Stiamo parlando di una persona che ha un lavoro stabile, in particolare lavoratori autonomi ed imprenditori; è benestante, infatti la quota di consumatori con redditi medio-alti che compra prodotti caseari italiani è pari al 78%, contro il 68% di chi ha un reddito medio-basso.

Tra chi consuma formaggi italiani all’estero, troviamo persone più esperte, attente alla salute e alla qualità dei prodotti, in particolare chi ha figli piccoli; a livello di fasce di età, la quota di consumatori aumenta in modo più marcato nella Generazione X, mentre non si riscontrano grosse differenze di genere eccetto per la Germania, dove si trova una maggiore concentrazione di user donne.

Chi consuma formaggi italiani tende inoltre ad essere un consumatore più ‘esperto’, più attento alla salute e alla qualità tanto che, nelle famiglie con figli piccoli, la quota di user arriva al 79% (10 punti in più rispetto al tasso delle famiglie senza figli piccoli). Analizzando le fasce di età e il genere, si individua una certa trasversalità: la quota di consumatori di formaggi italiani cresce leggermente tra i Generation X, soprattutto in Francia e Spagna, mentre l’unica differenza in termini di genere si riscontra in Germania, dove lo user di Italian cheese è principalmente donna.

Acquisiscono ulteriore importanza i prodotti tutelati da marchio Dop-Igp e quelli di origine e lavorazione biologica; Dop, Igp e Bio sono le parole chiave dei consumatori che con maggiori probabilità comprano formaggi Made in Italy, persone quindi più attente, consapevoli e digitalizzate. Uno degli attributi che distingue i nostri prodotti caseari da quelli del resto d’Europa è sicuramente il prezzo più elevato rispetto ai nazionali, riconducibile ai maggiori costi di produzione ma anche e soprattutto ad una superiorità percepita dal punto di vista qualitativo e organolettico, a detta di 1 consumatore su 3.

Vola l’export di prodotti caseari italiani in Canada

Anche il Nord America si conferma un mercato ricco per i formaggi italiani. Uno dei Paesi che ha fatto registrare i dati più interessanti per l’export Made in Italy è sicuramente il Canada, anche grazie all’accordo del CETA per liberalizzare gli scambi con l’Europa siglato tre anni fa. Quali sono i risultati ottenuti da questa collaborazione tra Canada, Europa ed in particolare Italia?

Nonostante in un primo momento l’accordo sia stato preso in modo molto freddo dai protagonisti del settore in Italia, dopo oltre tre anni di esecuzione provvisoria, non si può negare che la liberalizzazione dello scambio commerciale abbia generato un attivo in costante crescita fino al 2019. Nell’anno pre-Covid infatti, l’export generale dell’Italia in Canada ha fatto registrare un valore totale di 9,5 miliardi di dollari canadesi, in crescita del +5,2%; ovviamente, i dati del 2020 sono da prendere con le pinze in virtù di quanto successo, con le esportazioni diminuite dell’8% ma che comunque in confronto ad altri Paesi hanno decisamente ammortizzato le perdite. I prodotti che hanno resistito meglio sono quelli dell’agroalimentare italiano, con addirittura picchi positivi per farine e cereali cresciuti del 27% e seguite appunto dal settore caseario Made in Italy, che registra un +18%. Bisogna sottolineare come sia proprio l’accordo del CETA ad aver dato una spinta ulteriore all’export di formaggi italiani in Canada, aumentando del 247% il contingente importato esente da dazio doganale e aprendo quindi la quota ai venditori.

I trend del 2021 per l’export di formaggi italiani

Come già accennato prima, il 2020 ha segnato un rallentamento rispetto alla crescita costante fatta registrare negli ultimi anni dalle esportazioni di prodotti caseari Made in Italy in Europa e nel mondo. Con i dati aggiornati da un’elaborazione di Alleanza Cooperative Agroalimentari basata sulle informazioni relative alle esportazioni rese note dall’ISTAT, andiamo a scoprire quale sarà l’andamento del nostro export caseario per l’anno in corso.

Purtroppo, anche all’inizio del 2021 viene confermato un trend negativo, con un crollo dell’export pari al -9,3%. Le cause principali, oltre alla situazione pandemica, si possono individuare nel crollo degli acquisti in Giappone e negli Stati Uniti, entrambi intorno al -30%. Sono diminuite parecchio anche le esportazioni in Europa, in particolare la Spagna ha fatto segnare un -19,3%, mentre le perdite sono state più contenute in Francia e Germania, comunque intorno al -5%.

Ma le buone notizie arrivano con i vaccini e l’eliminazione dei dazi doganali con gli USA: già da marzo infatti, gli ordini sono tornati a salire e la quota di mercato si sta riavvicinando a quella pre-Covid. Inoltre, ci sono alcuni Paesi che hanno fatto registrare dei veri e propri record per quanto riguarda l’import di prodotti caseari nostrani, in primis la Cina con un’incredibile +124% (favorita da una ripresa più rapida dei consumi) e come già accennato prima il Canada, in positivo del +23,2%. I portabandiera (non a sorpresa) dei formaggi italiani in questi due mercati sono Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che si confermano tra i più conosciuti e preferiti.

Come sarà l’export di prodotti caseari italiani post-Covid?

Per cercare di comprendere meglio gli scenari futuri che aspettano i produttori italiani che intendono esportare i propri formaggi all’estero, ci affidiamo alle parole di due protagonisti del settore. Secondo Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, azienda specializzata in consulenza strategica, “la pandemia ha influito sensibilmente sulle esportazioni dei nostri formaggi. Tuttavia, i risultati emersi dalla ricerca mettono in luce le potenzialità ancora inespresse dei nostri formaggi sui principali mercati europei. Sebbene ancora ‘introvabili’ per un 10% degli intervistati, possono contare su una qualità organolettica superiore riconosciuta tale da chi invece li consuma, e da cui ripartire per recuperare il gap nell’export generato dalla pandemia”.

Infine, Domenico Raimondo, presidente Afidop, aggiunge: “Dobbiamo intensificare il nostro dialogo con il consumatore finale, puntando su qualità e sicurezza dei formaggi italiani, sulla sostenibilità delle nostre produzioni, sul valore aggiunto delle Dop e sul loro legame con i nostri territori”.

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